
Relazione • Responsabilità > Ruolo > Appartenenza > Valore > Piacere
In questo modo il piacere è tale perché è:
azione vitale capace di soddisfare un bisogno personale e sociale
La droga invece procura un piacere capace di soddisfare solo un bisogno personale ma non sociale, non tiene conto cioè che ognuno di noi è relativo e non assoluto (vedi menù “I Principi”).
Come indirizzare gli adolescenti verso la responsabilità
Adolescenza = distacco (punto di partenza verso i propri sogni che dovranno diventare obiettivi e infine progetti, previo l’esercizio delle proprie scelte)
Per trovare e scegliere la giusta direzione verso l’obiettivo serve una “guida”
Tale guida è la responsabilità.
Per un genitore insegnare la responsabilità implica il superamento del proprio bisogno di considerare il figlio “parte di sé” per considerarlo “altro da sé”, come sancito anche simbolicamente dal taglio del cordone ombelicale.
Le eventuali frustrazioni non risolte che il genitore si porta dietro dalla propria infanzia/adolescenza (i suoi disagi), nel momento in cui ha un figlio, possono spingerlo a risolverle (anche inconsapevolmente) attraverso di lui, in quanto il figlio è percepito come un nuovo sé che nasce. Ciò procura piacere ma non consente di stimolare il figlio verso la responsabilità.
Quindi: FIGLIO = PIACERE (ciò è normale)
Ma se il FIGLIO = SE’ il genitore può tendere (inconsapevolmente) a sostituirsi a lui nell’affrontare le sue difficoltà per soddisfare, attraverso il figlio, i propri bisogni irrisolti con la conseguenza di viziarlo, indebolirlo o frustrarlo.
Se invece il FIGLIO = ALTRO il genitore punterà (consapevolmente) a far sviluppare il suo bisogno di assunzione di responsabilità che sarà ciò che gli consentirà di esercitare il proprio ruolo nella società e di provare quindi il piacere di essere in relazione (il nostro essere relativi) sviluppando così il proprio IO SOCIALE e quindi il senso dell’appartenenza > genitore educatore, capace di rispondere alla domanda educativa del figlio verso la sua responsabilità.
Per chiudere il cerchio dell’indirizzo dei giovani verso la responsabilità è però necessario che anche la società, con le sue istituzioni, svolga responsabilmente il proprio ruolo. La posizione assunta sul problema droga in Italia è stata più assistenziale che responsabilizzante con il risultato che nei giovani regna l’individualismo e quindi la perdita del senso della propria vita con la conseguente ricerca di soluzioni non responsabili (e la droga lo è per definizione).
La proposta di IO SOCIALE di un sistema sanzionatorio auto sostenibile e di una informazione di tipo contrattuale nelle scuole, va in questa direzione, spingendo i giovani verso l’assunzione delle proprie responsabilità, valorizzandoli perché riconosciuti nel loro ruolo di cittadini.
LA VIA D’USCITA
Il parto avviene nel dolore e si completa con il “taglio” del cordone ombelicale, attraverso il quale il corpo della madre ha nutrito quello del figlio.
Tale dolore è comunque un dolore sopportabile, per quanto intenso.
Passare attraverso il dolore è quindi la condizione indispensabile per far nascere il proprio figlio, un essere nuovo, distinto da chi lo ha generato.
L’interruzione di un legame “incestuoso” che leghi un genitore con un “figlio sé” richiede quindi l’accettazione di sopportare un dolore che, nel caso della tossicodipendenza, non è in realtà quello rappresentato dal fatto che il figlio si droga bensì quello che deriva dall’azione del distacco. Distaccarsi dal “figlio sé” è doloroso. È un nuovo parto.
Tale distacco diventa possibile con l’assunzione della propria responsabilità educativa per stimolare nel figlio la sua responsabilità verso la società.
Però un genitore che non abbia disagi derivanti dalla propria infanzia NON esiste.
Tutti, chi più e chi meno, e per i motivi più diversi, ci portiamo dietro dei disagi che non siamo riusciti a risolvere; ciò quindi non ci deve far sentire in colpa quando un figlio tossico sfrutta questi punti deboli per ottenere sostegno alla sua condizione di debolezza creatagli dalla droga. Come noi non li abbiamo risolti con la droga così non deve farlo neanche lui e se lo fa ne è responsabile.
La droga è stata da lui cercata anche per rispondere al suo naturale bisogno di relazionare (vale anche per le sigarette). Ricordiamo che la relazione è piacere e la droga è un mezzo per superare le difficoltà che costruire delle relazioni comporta. Quando un ragazzo accetta la droga da un altro ragazzo in realtà lo fa anche per essere accettato da lui. Io accetto la tua offerta in quanto, attraverso questa e senza fatica, tu accetti me. Purtroppo però la droga è un piacere essa stessa, talmente potente e sequestrante da sostituirsi a tutti gli altri piaceri: tutti, tranne quello di una vera relazione, quella che gli consentirebbe di assumere un ruolo sociale.
Solo tagliando il cordone della relazione genitore-figlio è possibile togliere dal piatto della bilancia il sostegno genitoriale che compensa il peso della droga; per sostituire tale sostegno il figlio è allora costretto a confrontarsi con le difficoltà che la vita gli pone e con la sua incapacità di assumersi responsabilità. Più verrà messo in condizione di confrontarsi con tali difficoltà, più la bilancia sposterà il suo ago verso la richiesta di aiuto per liberarsi dalla droga, il cui reperimento non riesce più a sostenere se non lasciandosi sempre più andare verso lo spaccio e la delinquenza, e la morte sia fisica che civile.
L’equazione DISAGIO = DROGA è perciò un falso in quanto i disagi tutti li abbiamo avuti ma non tutti ci siamo drogati, ciò che invece è vero è che la droga esiste e della sua esistenza non è responsabile il giovane in quanto tale. Togliere però al giovane che ha accettato di farne uso la responsabilità di averlo fatto è un errore sia della famiglia naturale che della famiglia sociale. Qui il cerchio si chiude in quanto è tale errore che favorisce la diffusione della droga.
La droga esiste anche perché i genitori e la società non spingono i giovani ad assumersi le loro responsabilità.
I giovani che usano droga sono pure responsabili della scelta che hanno fatto di assumerla (la droga al posto della responsabilità).
Per cui esiste una corresponsabilità:
- i genitori e le istituzioni hanno la responsabilità di mettere i giovani di fronte alle proprie responsabilità
- i giovani hanno la responsabilità di assumersele
Per questo un tossicodipendente non va “criminalizzato” ma responsabilizzato.
La proposta di legge di IO SOCIALE è basata su questi presupposti e rappresenta la volontà di assunzione di responsabilità dei cittadini su questo problema. |