ADERISCI!

MA QUALE PIACERE

Superare una prova procura piacere e autostima, consapevolezza delle proprie risorse e senso di responsabilità.
La cultura del dopoguerra, con l’avvento del benessere e poi delle pseudo battaglie del ’68, è stata caratterizzata dallo sviluppo nel genitore tipo italiano di una forte tendenza a evitare ai propri figli le difficoltà che egli aveva dovuto affrontare in precedenza; ne è conseguito un atteggiamento spesso protettivo e sostitutivo, prendendosi le responsabilità al posto suo oltre il giusto.
Siamo quindi nella stagione dei diritti, dimentichi dei doveri che avevano così fortemente caratterizzato l’epoca precedente, desiderosi di dare sfogo ad un’idea di libertà che significava affermazione di un nuovo benessere conquistato, superamento di tabù (così sono stati chiamati i freni inibitori), desiderio di realizzare anche attraverso i figli ciò a cui si aveva dovuto rinunciare nella propria gioventù. In questo modo il figlio è destinato a diventare una parte di sé, un proprio prolungamento nel tempo, attraverso il quale  affermarsi o riscattarsi e prolungare il proprio piacere.

Purtroppo questo modo di fare il genitore crea le premesse per la diffusione della tossicodipendenza perché:

  • Sancisce l’abdicazione del genitore al proprio ruolo educativo il cui vero scopo è quello di accompagnare il proprio figlio all’assunzione delle proprie responsabilità e all’autonomia.
  • Impedisce al figlio di affrontare con le sue forze le difficoltà che la vita via via gli presenta dandogli così l’opportunità di provare il piacere dell’autostima e di crescere. Senza questa esperienza un figlio vede soddisfatti i propri bisogni prima ancora di provarli, non prova il piacere che deriva dal superamente delle proprie prove ed è perciò più portato a cercare quelli di tipo artificiale procurati dalle droghe.

L’idea di libertà che si è venuta  quindi a formare nel dopoguerra è più che altro frutto di una reazione ad un periodo in cui non c’era quasi per niente; non ne è nata così una idea equilibrata, dinamica e costruttiva, basata sulla consapevolezza della complementarietà dei concetti di diritto e di dovere, base di quello fondamentale della responsabilità. Un essere umano è veramente felice quando è responsabile che la sua esistenza è intrecciata in un insieme di relazioni con quelle degli altri con le quali va sempre cercato un equilibrio.

A questa vecchia idea di libertà, individualista, sterile e sostanzialmente assistenziale, deve seguire perciò un’idea di libertà responsabile.
Quando un ragazzo inizia ad assumere droghe (vedi  “Lo spinello di Troia”) le naturali energie negative del nostro essere, le pulsioni emozionali più trasgressive, le “tentazioni” che di fatto possono trovare spazio in ognuno di noi e che in condizioni normali impariamo, anche attraverso errori, ad elaborare, ridimensionare e convertire in maturità, hanno modo di espandersi e crescere nella sua mente a discapito di quelle positive che invece, per affermarsi, richiedono impegno e motivazione. Si attua quindi un vero e proprio debordare del piacere che, privo di autocontrollo, invade e sequestra la mente, e ciò che in una persona normale sembra semplice buon senso, in un tossico …semplicemente non esiste più.

LA RESPONSABILITÀ E L'EQUILIBRIO SONO ENERGIA POSITIVA.

 

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