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I Principi Tutto è collegato e nessuna azione individuale è senza conseguenze ed interazioni con il resto della realtà. Forse, l’unico organismo individuale è l’intera umanità che comunque a sua volta è completamente collegata con la realtà naturale universalmente intesa. La caratteristica dell’assoluto non ci appartiene come individui perché, se così fosse, ogni individuo desidererebbe di essere solo nell’universo invece è alla ricerca continua di relazioni. L’organismo umanità può stare in salute quando le individualità relative si azionano in modo da tener conto del legame che le unisce, a cominciare da quelle tra loro più vicine. |
| La società, insegnando ai singoli ad interrogarsi sui collegamenti che le proprie decisioni ed azioni hanno con l’insieme umano e naturale, favorisce lo sviluppo del nostro IO sociale. Nessuno è perfetto e l’unico modo per colmare le nostre imperfezioni individuali è quello di completarle con le perfezioni degli altri; è unendo le perfezioni parziali di ognuno che si può aspirare ad una perfezione che si realizza quindi solo ad un livello sociale imparando a relazionarsi in modo responsabile e consapevoli dei propri dirittidoveri. Una azione educativa così impostata favorirà in ognuno anche la scoperta del senso della propria vita. Senso della vita che fonda l’appagamento del singolo nella realizzazione di quelle passioni personali che, espresse, sono in grado di soddisfare i bisogni degli altri, dimostrando con ciò che è ciò che ci accomuna e non ciò che ci divide che ci può rendere felici. Quando uno fa del male a se stesso (anche se per procurarsi un illusorio piacere) lo fa agli altri come se lo facesse direttamente. La condizione essenziale per l’instaurarsi della consapevolezza dell’IO individuale e sociale nelle menti è la sanità e libertà della mente stessa per cui il nemico principe è la droga, senza distinzione alcuna. La droga procura piacere a chi ne fa uso ma procura dolore negli altri. Quindi chi usa droga non è in grado di trovare il senso della propria vita in quanto non può vedere nel prossimo gli effetti positivi prodotti dal soddisfacimento delle proprie passioni, non può costruire alcuna relazione se non con la droga stessa, è destinato a restare completamente solo se non mette in atto azioni di occultamento della sua dipendenza e manipolazione delle persone con le quali è in relazione. Ad una persona che non si droga la droga fa paura. Da tale paura tutto deriva, compresa quella di non voler mettere il proprio figlio di fronte alla proprie responsabilità fino in fondo senza timore dei rischi che ne conseguono, compreso quella di non parlarne con gli altri per vergogna e timore del loro giudizio e delle loro reazioni. Siamo disposti, a causa di questa paura a sottoporci alle sofferenze più inenarrabili, ai comportamenti più illogici, alle complicità più immorali, a rinunciare a sogni ed aspirazioni, a sperperare denaro ed energie in un giro vizioso e doloroso che è l’esatto contrario dei godimenti che nostro figlio prova usando la droga. È a questo punto che entra in gioco l’IO sociale. Chi ha partecipato alle riunioni collettive dei famigliari di tossicodipendenti è diventato più forte. Il tossico deve quindi provare completamente le conseguenze della propria condizione, senza il benché minimo sostegno; oserei dire che ne ha diritto e chi non rispetta questo diritto va a ledere l’unica vera libertà che ancora possiede un tossico: poter mettere veramente alla prova la sua scelta perché solo da questa messa alla prova potrà scaturire una consapevolezza nuova che, per quanto elementare possa essere, data la sua condizione, sarà comunque una prima dolorosa e sofferta ma anche propria e vera conquista per cominciare un percorso, prima a ritroso e poi in avanti verso la scoperta del senso della propria vita e l’esercizio di una libertà responsabile.
Il controllo sociale L’anello mancante è quindi l’equivalenza di comportamento da parte della famiglia sociale che ha diritto di essere a conoscenza di chi fa uso di droga per potersi difendere dalle sue azioni dannose e pericolose; ciò può avvenire solo se la società mette il tossico di fronte alle responsabilità sociali che la sua tossicodipendenza comporta. La pubblicizzazione del tossico va gestita e interpretata quindi come una responsabilizzazione e non una criminalizzazione. Lo strumento con il quale un tossico è individuabile è il test del capello, test che dovrebbe poter essere richiesto a chiunque da chiunque, in deroga alla legge sulla privacy in quanto una legge che andasse a occultare una condizione di dannosità sociale di un individuo sarebbe inevitabilmente incostituzionale e quindi illecita. La visibilità che la società (l’IO SOCIALE) deve poter avere sulle persone (l’IO INDIVIDUALE) che fanno uso di droghe è la premessa fondamentale per quel processo di responsabilizzazione, ben diverso dalla criminalizzazione, che coinvolge tutti i soggetti della società, tossici e non tossici. |