ADERISCI!

Il Progetto di Legge

Obiettivi: responsabilità e sostenibilità

L’uso e la detenzione di droghe pone il problema della definizione degli strumenti più efficaci che trovano senz’altro nell’aspetto economico il perno di tale problema.

La proposta di legge si basa sull’applicazione dei concetti di responsabilità e sostenibilità prevedendo l’applicazione a chi detiene e fa uso di droghe di un sistema di sanzioni economiche e di azioni informative/formative tese alla responsabilizzazione.

L’attuale definizione di modica quantità dovrebbe essere mantenuta soltanto per distinguere le azioni sanzionatorie proposte da quelle penali tradizionali, tranne che per i minorenni dove dovrebbero valere sempre le prime. La detenzione di più di una singola dose dovrebbe essere inquadrata come precondizione allo spaccio e rimanere quindi nell’ambito penale tradizionale, determinando eventualmente un’aggravante la flagranza dell’azione di spaccio.

È noto inoltre che la quasi totalità dei consumatori di droghe è dedita allo piccolo spaccio per potersi pagare le proprie dosi; ciò innesca un processo continuo e capillare di diffusione della droga.

La verifica sull’uso di droga deve poter essere effettuato dalle Forze dell’Ordine sia su propria iniziativa che su richiesta di qualsiasi altra persona.

La prima tipologia di sanzione dovrebbe quindi essere di carattere economico secondo un criterio progressivo che, a puro titolo di esempio, potrebbe essere così definito:

Prima sanzione: 500€ + registrazione dei dati del contravvenuto + comunicazione alla famiglia (anche se maggiorenne) + test + ritiro patente x 6 mesi.

Seconda sanzione: 2.500€ + ritiro della patente x 6 mesi (con controllo del capello semestrale x i 2 anni successivi) + 3 mesi di impegno in servizi socialmente utili + comunicazione alla famiglia.

Terza sanzione: 10.000€ + ritiro della patente x un anno con obbligo di riesame (con controllo del capello semestrale x 5 anni) + 1 anno di impegno in servizi socialmente utili + comunicazione alla famiglia.

In caso di mancato pagamento delle contravvenzioni sarà raddoppiato il tempo del servizio socialmente utile.

Quarta sanzione: arresto (da commutare in caso di minore età in comunità coatta con percorso pieno, di norma non meno di 2-3 anni).

In tutti i casi, in qualsiasi momento e per qualsiasi età sarà possibile da parte del contravventore optare per un percorso in comunità e solo di tipo completo (periodi di alcuni mesi è stato dimostrato essere totalmente inutili).

In ognuna di tali situazioni dovranno essere effettuati i test, con costo a carico del contravvenuto, che possano consentire una completa individuazione dei tipi di droghe assunte.

In tutti i casi dovrà essere prevista la partecipazione a riunioni di confronto e formazione, gestite da esperti, rivolte ai genitori dei ragazzi tossicodipendenti. Tale azione riveste importanza fondamentale in quanto permette di fare una corretta informazione proprio a coloro i quali sono le prime vittime della capacità manipolatrice che la droga attiva nella mente dei loro figli, per cui agire fin dalle prime fasi è molto più utile riducendo il numero di ragazzi che passano alle fasi più avanzate. È quindi una importante azione di prevenzione.

L’applicabilità delle sanzioni descritte non pone problemi di sostenibilità economica in quanto si auto sostiene; il vero problema sta nella ferma volontà da parte dello Stato di applicarle.
Aspetto importante dell’impostazione sanzionatoria sopra descritta è che le prime tre non richiedono l’azione giudiziaria, con le relative tempistiche, ma derivano la loro applicabilità esclusivamente dalla verifica de facto della condizione di uso e detenzione confermata anche dai test. Ciò elimina il problema della discrezionalità e dell’errore da parte del pubblico ufficiale e rientra nella condizione già in essere del test alcoolometrico effettuato dalle stradali.

L’attuale diffuso utilizzo del metadone e di altre sostanze simili effettuato dai SERT va portato ad eliminazione portando a scalaggio obbligatorio tutte le persone attualmente tenute stabilmente in questa condizione per poi portarle ad iniziare un percorso in comunità. L’unico aspetto problematico è dovuto alla quantità di persone da gestire per cui tale processo dovrà opportunamente essere pianificato secondo criteri di priorità e sostenibilità con le comunità di recupero.

Al termine del percorso in comunità l’ex tossicodipendente dovrà sottoporsi semestralmente al controllo del capello per i successivi 5 anni. In caso di positività la sanzione dovrebbe diventare direttamente la detenzione carceraria per un periodo equivalente a quello fatto in comunità, evidentemente senza risultati positivi. Anche in questo caso la detenzione potrebbe essere comminata senza necessità di un processo in quanto già prevista dalla legge e validata dalle sole verifiche d’ufficio sulla preesistenza del percorso comunitario e sulla ricaduta nell’uso della droga (la prova uno la porta già dentro di sé). Su richiesta del detenuto il giudice potrà valutare se commutare parte del periodo di detenzione in un ritorno in comunità.
Tale regola ritengo abbia un importante effetto deterrente per coloro che escono dalle comunità dopo o durante il loro percorso; la consapevolezza del rischio che viene corso in caso di ricaduta rappresenterebbe di fatto un aiuto all’ex tossico per questa fase molto critica nella quale è statisticamente provata una percentuale non trascurabile di tali ricadute.
Si tratterebbe di fatto di una continuazione dell’opera di responsabilizzazione che dalle mani della comunità terapeutica passa a quelle della comunità sociale per aiutare l’ex tossico a completare il lavoro di liberazione dalla dipendenza in una fase che si potrebbe definire di “convalescenza”, e che, in quanto tale, è suscettibile di ricadute.
Il costo economico della detenzione rimarrebbe quindi confinato, per chi fa uso di droga, quasi esclusivamente ai recidivi già trattati, soddisfacendo così il requisito della sostenibilità. Il soggetto manterrà sempre il diritto del ricorso legale se sarà in grado di dimostrare entro 3 mesi dall’arresto, con l’analisi del capello, l’eventuale errore.

Un altro strumento di prevenzione e controllo potrebbe essere l’analisi del capello obbligatoria per tutti per l’esame della patente. La ragion d’essere è persino ovvia data la diffusione della droga e il pericolo che essa comporta per la guida. L’analisi andrebbe eseguita anche nei due rinnovi successivi quando il primo test aveva avuto esito positivo.

Il programma giuridico descritto determinerebbe l’innesco di un processo virtuoso sul piano socio-economico per la diminuzione di arresti-processi-detenzione per la microcriminalità.

Sul piano sociale potrebbe rappresentare una rinascita.
 

Valid XHTML 1.0 Strict