ADERISCI!

Per i Genitori

FIGLIO = PIACERE
La pro-creazione è l’azione che è mossa dal BISOGNO di affermare se stessi (io genero = io sono); attraverso la generazione di una identità nuova e distinta si dà, per contrasto, VALORE alla propria e si ottiene quindi PIACERE (ciò che vale piace).
La procreazione implica però la necessità di perseguire l’obiettivo di qualificare le due distinte identità (la generante e la generata). Tale qualificazione può avvenire solo con l’assunzione delle reciproche responsabilità che l’essere individui autonomi richiede. Individui autonomamente responsabili, cioè “abili a rispondere” alle domande che la vita pone ad ognuno.
Il pericolo per il genitore è però confondere la propria responsabilità con quella del figlio attuando un processo di sostituzione a causa della forte auto identificazione che consegue alla generazione biologica.
Un figlio infatti rappresenta per un genitore un profondo piacere perché tende ad essere vissuto come una specie di “espansione” di noi stessi, una parte di noi nella quale possiamo specchiarci e che, come un sensore senza fili, ci trasmette via radio importanti emozioni.
Per non perdere tale piacere un genitore è pronto a grandi sacrifici. La vita per la vita.
La generazione biologica infatti instaura normalmente un legame automatico fra genitore e generato dove quest’ultimo diventa a sua volta generatore di piacere per il genitore. Così il cerchio si chiude rendendo possibile la continuità affettiva nel tempo e la piacevole sensazione della propria vita che continua (rispondendo così al bisogno di andare oltre la morte).
La generazione biologica di per sé non rende però meriti a chi l’ha effettuata in quanto deriva da spinte istintive molto potenti che addirittura gratificano con un grandissimo livello di piacere l’innesco di tale processo. Essa quindi è condizione insufficiente e addirittura nemmeno necessaria (pensiamo all’adozione) per essere genitori/educatori, ovverossia genitori che hanno assunto un ruolo qualificante, di valore, in quanto “abili a rispondere” alla domanda educativa del figlio.
Per essere genitori/educatori è quindi necessario diventare “distinti” da chi si è generato e questa distinzione, che comincia già dal taglio del cordone ombelicale, è la condizione per poter assumere e gestire tale ruolo educativo che è ciò che ci valorizza e dà quindi un piacere più adulto e completo.

 

AFFERMAZIONE DEL CONCETTO: TU SEI TU E IO SONO IO.
In un normale processo di crescita il distacco genitore-figlio avviene per gradi e quando il figlio raggiunge un elevato livello di autonomia rimane comunque attivo un livello di legame capace di garantire ancora un flusso di piacere dal figlio al genitore (soddisfazione dei suoi successi, del suo affetto di ritorno che di solito con il tempo aumenta se ci sono state buone relazioni, ecc.) ma anche dal genitore al figlio che a sua volta trae piacere dal dargli affetto e sostegno in restituzione di ciò che lui ha avuto in precedenza (il cerchio rimane chiuso e la relazione in equilibrio – distacco avvenuto senza interruzione del flusso del piacere bensì sua naturale evoluzione).

Se la droga entra in un figlio il piacere che il genitore trae da esso si trasforma perché il figlio non trae più piacere dalla reciproca relazione ma da una sostanza che viene dall’esterno e che si appropria di lui più di quanto lo riesca a fare il genitore. Quest’ultimo, che continua a cercare piacere nel figlio, comincia così, quasi senza accorgersene, ad assumere gli effetti che la droga determina in esso, diventandone dipendente e rendendosi manipolabile. Mentre il figlio tossico potrà essere frenato solo dal prezzo che dovrà pagare per il suo specifico piacere (ecco perché l’atteggiamento giustificatorio non paga ma solo quello fermo e responsabilizzante, sia da parte della famiglia naturale che da parte della famiglia sociale), il genitore si comporta come un amante che, piantato dall’altro per uno nuovo, non vuole accettare l’abbandono ed è disposto a tutto pur di non perderlo (FIGLIO=PIACERE). La difficoltà di prendere atto della nuova amante del figlio (la droga) può facilmente portare il genitore ad assumersi la colpa della sua nuova scelta (come farebbe un amante per trattenere l’amato) assumendo così un atteggiamento di tipo incestuoso dato che l’amante, in questo caso, è il figlio.

Con la presenza della droga l’azione educativa viene quindi fortemente messa alla prova e per essere bene esercitata va richiesto il massimo livello di distacco. Da qui il conflitto cuore/ragione.

Attuare un distacco deciso e forte dalla propria fonte di piacere (il figlio) è difficile per cui la prima reazione del genitore è quindi normalmente quella di attribuire a se stesso la responsabilità della tragica scelta del figlio anziché a lui, entrando così in un giro “vizioso” e giustificatorio in cui si sostituisce alle responsabilità del figlio e rendendo “tossica” la relazione.

Risultato: i sensi di colpa.

L’unica via d’uscita è la presa d’atto del “tradimento” dell’amante, l’accettazione del distacco e l’avvio del CAMBIAMENTO.

Ricordiamo che ciò che chiamiamo cuore è il profondo piacere che ci deriva dall’essere attaccati al figlio mentre ciò che chiamiamo ragione è la parte nobile della nostra coscienza che ci fornisce gli strumenti per agire responsabilmente (capacità di dare risposte) e quindi di cambiare.

Ripristinare il piacere di essere NOI, con le nostre relazioni precedenti a LUI (la coppia, gli amici, il lavoro, gli interessi, la libertà) favorisce il salto mentale necessario a realizzare il distacco corrispondente a quello che lui ha sentito il bisogno di effettuare durante l’adolescenza (non è un caso che l’avvicinamento alla droga avvenga da parte dei figli proprio in tale periodo, quando cioè il figlio cerca il naturale distacco dal genitore alla ricerca della propria identità ed è quindi esposto ad errori e tentazioni).

Per non restare schiavi del meccanismo perverso della droga, che può durare una vita, l’unico modo è quindi quello di distaccarci anche noi (cambiare) dal piacere “tossico” che il figlio ci dà, distaccandoci dai sensi di colpa che a tale piacere ci tengono legati, per assumere il ruolo educativo che il nostro essere genitori comporta e diventare un modello autorevole e capace: un fermo valore di riferimento che per il genitore sarà fonte di un piacere nuovo e più maturo che soddisfa meglio il bisogno di affermare noi stessi (aumenta il nostro valore).

Tu sei tu e io sono io. Tu sei una persona e io sono una persona. Tu hai le tue responsabilità con i tuoi diritti e doveri. Io ho le mie responsabilità con i miei diritti e doveri.

 

Essere genitori significa quindi:

essere “distinti da” (SONO e SEI)

per poter esercitare “il ruolo di” (IO)

educare un “essere generato” (TU).

Anche il cuore ne sarà poi beneficiato.

Figlio = Piacere

Attraverso la trasformazione consapevole dell’amore in amore responsabile la vita diventa un valore.

N.B. Si consiglia di leggerlo almeno due volte.

 

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