ADERISCI!

il Conflitto Cuore / Ragione

L’anima dei genitori di figli drogati.

Scatta immediato il dramma della mamma e del papà, al momento in cui scoprono il figlio immerso nell’alcool o nella droga o nelle pillole sintetiche.
Un dramma facile a dirsi, improbo a viversi.
Il passato da educatori è setacciato come un campo di accusa.
“Un fulmine a ciel sereno. Mai me lo sarei aspettato”.
“Come è stato possibile tutto questo?”.
“Sicuramente qualcosa mi è andato storto”.
“Se mio figlio si droga, ho sbagliato tutto”.
“Come genitore, ho fallito”.
“Sono stata/o l’ultima/o a venirlo a sapere, perché sono deficiente”.
“Cosa ho fatto per meritarmi questo?”
“Se trovo chi gli ha venduto la roba gli spacco la testa e le gambe”.
“Devo far di tutto perché nessuno lo sappia”.
“Cosa devo fare adesso?”.
“Perché nessuno mi aiuta? Sono sola/o!”.
“Ci sono colpe mie, ma quella di mia moglie o mio marito è più grande”.
“E’ colpa tua, se…”.
“Questo maledetto governo… nessuno fa niente, neanche i medici”.
“Ma la scuola dove è? e tutti quelli che dicono di far qualcosa per i giovani?”.
“Ma perché è toccato a me? Ho dato tutto e anche di più a mio figlio, ho tenuto conto di tutti i suoi bisogni”.
“Chi me lo ha fatto fare a mettere al mondo un figlio/a così! Meglio che morisse prima di venire alla luce”.
“Ma perché non sono stata/o più attenta/o?”.
“E adesso, cosa fare?”.
“E adesso, cosa devo fare?”.
“E adesso, a chi mi rivolgo?”.

Questo “che fare?” diventa una domanda assillante, cruciale. Domanda che sfinisce, perché a volte occorre cambiare tutta la visione della propria vita. Non perché il figlio si è fatto. Semplicemente perché occorre usare strumenti e relazioni che mai si sarebbero sognate nella propria vita.
Ai primi tentativi in proprio, di far qualcosa, andati a monte, può subentrare la disperazione. Oltre a prendersela con il coniuge o convivente, ce la prendiamo con la società, con Dio, con l’universo intero. Anche col figlio, ovviamente.
Ma al figlio, non si sa perché, si pensa con delle attenuanti. È duro ammetterlo.

È duro ammettere che vi sono responsabilità ed eventuali colpe sue. Proprio del figlio!

Questa disperazione diventa un boomerang che reca ulteriore debolezza a papà e mamma. E il figlio o la figlia dipendente la usano per manovrare le relazioni con i genitori, come fa loro comodo.
Allora si cerca la parola misteriosa che guarisce, un medico e le sue arti, qualcuno cui aggrapparsi, qualcuno con la bacchetta magica che cava dal labirinto, dal caos, dalle relazioni ormai schizzate.
Nell’ansia di far presto, tutto e subito (stesso atteggiamento del figlio che si droga). Si cerca chi cava il coniglio dal cappello.
Ma ciò non succede.
Anzi, più i genitori stanno male, più vorrebbero uscire dal tunnel in un battibaleno. Ma se nel tunnel si è entrati lentamente e da lungo tempo, non si può uscire se non con lungo tempo. Il “velocemente” va scordato.
Il tutto subito, subito la salvezza di me e di mio figlio o di mia figlia, sono impossibili.

Il fatto è che, con la droga in casa, papà e mamma si trovano di fronte a una grande novità.
Inattesa, non voluta, non meritata.
Paura, rabbia e dolore per l’impotenza si alternano ora dopo ora.
La ricerca di un perché e di un percome perseguita la mente, che forse è quella meno capace a indirizzare un’azione di intervento.
Può qualcosa in più l’amore responsabile, guidato dalla volontà.
La volontà con l’amore, diventato questo arido, per paura, rabbia e dolore, diventa una bomba atomica che può sconvolgere le strategie beffarde e sacrileghe del figlio.
Quante promesse non mantenute.
Quante balle raccontate.
Quanti sermoni andati a vuoto.
Quanti giuramenti raggirati ma scuse infinite e contraddittorie.
Quanti “domani non lo faccio più”, “domani smetto” sono finiti nel cassetto.
Oltre paura rabbia e dolore, sentimenti di sconforto, sfiducia, senso di trappola e labirinto abbattono le forze.
Eppure proprio i genitori sono ancora in grado – per certi aspetti soltanto loro possono farlo – di riprendere il tessuto delle relazioni che portano i figli disastrati sul binario.
Primo passo: passare dalla tragedia disperata all’umorismo. Alcuni vi riescono in breve tempo, altri hanno bisogno di demolire prima i sensi di colpa.
Poi di fronte alle continue ripetizioni delle stesse cose da parte dei figli, cominciano a sorridere.
I giudizi e gli insulti diventano frecce spuntate.
I nuovi guard-rail via via innalzati ai troppi incroci cominciano a far vedere una direzione. I figli, a forza di sbattervi contro, si raddrizzano.
Una cosa sono i problemi di giustizia, un’altra quelli economici. I nodi educativi vengono a galla e si comincia a scioglierli. Ordine e programmazione progressiva riducono le vie di fuga. Altro è il medico e altro è il poliziotto, altro ancora l’avvocato e la porta del carcere. Scuola e lavoro, orari e alternanze del giorno e della notte…
A ogni parte di questa “ruota della tortura” corrisponde un fine, una strategia, un metodo, un inizio e una fine.
Per tutto scatta una logica del reale.
Scatta il principio di realtà e di responsabilità.
Per tutti.
Quel giorno che il principio è scoperto e che si applica, comincia la speranza.
È il giorno in cui attribuiscono al figlio tossico le responsabilità, quindi le conseguenze del suo agire, senza più pensare: cosa devo fare io – papà o mamma – subito!
Il tutto in una volta non risolve il problema.
Con calma. A ogni campo scatta la nuova azione. Si scopre la direzione e l’orizzonte in cui muoversi.
A ogni campo si scoprono volti nuovi, mani disponibili ad un intreccio, obiettivi condivisi. Risorse nuove, invece che difese e resistenze.
Le “riserve” del figlio calano ed egli stenta sempre più a far benzina.
I serbatoi dei genitori crescono e la potenza dei loro motori comincia a macinare le distanze.
Dietro l’angolo la rete di braccia è pronta.
Se vi casca il figlio o la figlia, comincia una sinfonia nuova.
È l’inizio di un percorso di libertà, dove l’io individuale comincia a rappacificarsi con l’io sociale e passa dallo sfruttamento all’investimento.

Genitori, non rimanete soli.
C’è sempre un abbraccio per voi, da chi meno ve l’aspettate.
L’abbraccio è piacere.
Il piacere dell’abbraccio vince il potere della droga.
La forza dell’amore è indistruttibile.
L’anima dei genitori è l’amore.
Amore responsabile.
Amore indistruttibile.
Amore incondizionato.
La resa dei figli alla libertà passa per l’amore.

 

Valid XHTML 1.0 Strict