ADERISCI!

Cosa Fa

IL VANTAGGIO
La droga è un immenso piacere, nemmeno immaginabile da chi non la usa.
Dura però al massimo qualche anno e poi sparisce per sempre venendo sostituito solo dal bisogno di assumerla, per non stare male, fino alla morte.

L’ILLUSIONE
Chi la prova è sempre convinto di poterla controllare; purtroppo già quando sta provando l’attrazione di provarla ne è già schiavo. Il solo esserne attratti è già trovarsi nella corrente del fiume, con scarse possibilità di fermarsi.

IL PREZZO
Ti impedisce di affrontare le sfide, i disagi e le frustrazioni della vita, condizione indispensabile per sviluppare le proprie forze e quindi vincere le proprie debolezze.
Le difficoltà, quando affrontate, diventano un vantaggio vitale.

IL MECCANISMO
Nel cervello viene bloccato il centro delle emozioni (sequestro emozionale, le emozioni possono essere provate solo attraverso la sostanza, da cui la dipendenza ...perché senza emozioni non si può vivere); niente e nessuno interessano più; genitori, fratelli o sorelle, figli, fidanzate/i, amici non hanno più valore, diventano solo risorse da sfruttare.
O un po’ alla volta (cannabis...) o tutto in una volta (eroina) la droga diventa l’unico obiettivo.
Da un lato abbiamo quindi una (pseudo) persona, il figlio, che osserva la realtà che la circonda con totale distacco emozionale, ma perfettamente in grado di simulare finte emozioni, e dall’altro abbiamo le persone che l’hanno generata, i genitori,  che l’amano e per essa provano le emozioni più vere ed intense. Nel genitore si crea così una totale dipendenza emotiva dal figlio che però, a sua volta, subisce la dipendenza dalla droga. Una catena perfetta!

Cosa Fa

La base della manipolazione effettuata dai tossici nei confronti dei propri genitori è proprio questa: il freddo distacco emozionale dato dalla droga che rende facilissimo utilizzare i sentimenti di chi lo ama creando finti rapporti emozionali. Non dimentichiamo che un figlio tossico conosce bene i propri genitori, la loro psicologia, i loro errori e debolezze e, come fa il gatto col topo, può usarli per manipolarli a piacimento e senza sensi di colpa grazie alla sua condizione di distacco emozionale (pensiamo ai ragazzini quando giocano alla guerra e si sparano con pistole finte consapevoli che non fanno alcun male, quindi senza l’emozione del vero male che fungerebbe da freno inibitore, ma godendo soltanto del piacere di fare un gioco). In un tossicodipendente la visione del male che i suoi comportamenti arrecano esiste, e viene depositata nella coscienza; ciò però non gli provoca emozioni ma solo una consapevolezza razionale, fredda e distaccata.

La sua sfera emozionale è proprietà della droga.

Questo distacco emozionale generato dalla droga potrebbe però essere controbilanciato dal distacco emozionale che dovrebbe imparare ad assumere il genitore; questa è però per lui la conquista apparentemente più difficile…ma in realtà possibile.
Anche il genitore deve cioè assumere una specie di droga, un antidoto a quella assunta dal figlio, per poterne contrastare l’azione da una posizione di vantaggio: la ragione consapevole.
Innanzitutto deve prendere consapevolezza che il suo avversario non è il figlio (e questo è importante per tranquillizzare il suo senso di protezione verso di lui) ma la droga, dalla quale si è lasciato impadronire e che va espugnata. Nello stesso tempo il genitore deve mantenere la consapevolezza che la droga agisce attraverso il corpo del figlio, la sua mente, i suoi ricordi sia delle azioni che delle emozioni passate… e li usa ...come armi della manipolazione; usa cioè le sembianze e la memoria del figlio per agire sulle emozioni dei genitori inoculando in essi il potente veleno dei sensi di colpa.
Figlio quindi vittima della sostanza che però lui stesso ha fatto entrare. E qui entra in gioco la sua responsabilità, che non va mai dimenticata.

Questo il quadro delle operazioni, il campo di battaglia.

Da un lato quindi un figlio che, come una macchina da guerra senza una coscienza emozionale attiva, continuerà a fare del male in tanti modi a tante persone, sia dentro che fuori la famiglia (vedi i QUANTO COSTA).
Dall’altro un genitore che, rinforzato dall’antidoto, può agire come se fosse in un gioco e quindi senza più la paura di fare del male al proprio figlio, in quanto tale, ma solo alla droga che c’è in lui. Tale gioco, per essere più facilmente vinto, richiede distacco emozionale e in questo caso è più facile raggiungerlo se si acquisisce, come abbiamo detto, la consapevolezza che l’obiettivo è la droga, non il figlio che da essa si è lasciato impossessare.
Chiedetevi quindi cosa vorreste dalla droga:

  • Voglio che continui restare in casa mia?
  • Voglio continuare a pagarla?
  • Voglio che continui a fare del male a mio figlio?
  • Voglio che continui a fare del male ai figli degli altri e in mille altri modi?
  • Voglio continuare a stare IO male con essa vicino?

...se vi viene spontaneo rispondere NO, cacciatela! ...in tutti i modi leciti (voi siete razionali ma anche responsabili, la droga è razionale ma disonesta; voi siete padroni di voi stessi, la droga ha bisogno di un corpo altrui di cui appropriarsi e del quale indebolire le risorse; se non vi fate sequestrare dalle emozioni sarete più forti di lei!).

La vostra ragione consapevole e il vostro amore responsabile avranno la meglio sulla dipendenza del figlio o della figlia. Ricordate: la droga a vostro figlio sequestra le emozioni rendendolo glaciale per eseguire la sua azione manipolatoria, in voi, persone libere, il ragionamento consapevole con il dominio delle vostre emozioni può permettervi di agire contro di essa con una forza maggiore e ...vincente!
Le emozioni sono una forza positiva solo quando sono vere e contraccambiate. Diversamente sono manipolazione.

L’ASSUNZIONE DI RESPONSABILITA’ DI UN FIGLIO TOSSICO
Abbiamo descritto cosa succede nella mente di un tossico e quindi ora sorge la domanda in cosa possa consistere la sua assunzione di responsabilità.
Per quanto la sua sfera emozionale possa essere sequestrata dalla droga i bisogni vitali fondamentali non possono esserlo: mangiare e bere, dormire, ripararsi dal freddo. Ad essi si aggiunge il nuovo bisogno di procurarsi la droga. Di tutto questo non potrà farne a meno, e tutto questo costa denaro e fatica.
Questo sarà il suo nuovo campo di battaglia, ma solo se il genitore, assumendo totalmente il proprio ruolo educativo (vedi menù “figlio = piacere” e “conflitto cuore/ragione”), ce lo saprà portare: figlio, assumiti tutte le tue responsabilità! ...se non ce la fai, fatti aiutare in un percorso in comunità.
Se il genitore è capace di portare il figlio alla scelta fra l’aiuto con un percorso di recupero o la totale messa alla prova delle sue risorse togliendogli qualsiasi tipo di sostegno (soldi, abitazione, cibo, cure, ecc.) il figlio tossico potrà un po’ alla volta rendersi conto della sua condizione e scoprire che l’enorme piacere della droga ha un prezzo troppo alto.
Ricordatevi che i pericoli sono maggiori finchè rimane in casa usando droga piuttosto che fuori casa da solo con se stesso (ciò è ampiamente confermato dalla storia e da tutti quelli che sono usciti dalla droga).
Un genitore che avrà saputo sostenere questo atteggiamento sarà stato un genitore educatore responsabile che avrà veramente voluto bene a suo figlio.

CONCETTI SPARSI
La droga non è un fenomeno famigliare, è un fenomeno sociale per cui è lo Stato (l’espressione dell’Io Sociale dei cittadini) che deve svolgere il ruolo di informatore e responsabilizzatore nei confronti dei singoli.
Lo Stato deve assumere una posizione chiara e ferma contro l’uso di droga e diventare l’equivalente del genitore responsabile in modo che, oltre che nella famiglia naturale, il figlio tossico riscontri le stesse reazioni in quella sociale dove il ruolo dei genitori è rappresentato dalle nostre Istituzioni.

L’illusione può sempre imbrogliare la verità, ma non può mai vincerla.

Responsabilizzare un figlio significa renderlo forte.

È la filosofia dei diritti senza doveri che ha reso gli uomini dei molluschi, così come quella del dovere senza diritti li aveva resi dei burattini.

La fermezza è equilibrio.
 

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